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GINETTACCIO

storia di un uomo giusto

DI E CON
GIOVANNI BETTO PAOLO PERIN

In “Ginettaccio”, spettacolo scritto a quattro mani da Paolo Perin e Giovanni Betto, si vuole raccontare come nei momenti più bui della storia, anche se fievole, rimane accesa la fiammella della compassione umana grazie a donne e uomini giusti.

Partendo dal racconto dell’infanzia e dell’ascesa sportiva di Gino Bartali si arriva a raccontare la storia (sconosciuta fino alla sua morte) del suo straordinario e silenzioso lavoro, speso per salvare la vita di centinaia di ebrei.

In Ginettaccio la straordinaria storia del ciclista toscano, viene recitata e cantata con tinte leggere e poetiche, intrecciando vicende sportive e umane e raccontando il complesso contesto storico degli anni quaranta del secolo scorso.

Viene raccontata la sua straordinaria storia non tanto mettendolo in scena in prima persona, ma raccontandola attraverso la voce di Giorgio Goldenberg, ebreo, che durante la guerra era ancora un ragazzino e se ne stava nascosto nella cantina di una delle case di Gino Bartali, insieme ai genitori e alla sorella più piccola.

Commento dell’ex campione del mondo di ciclismo Maurizio Fondriest:
È stato un piacere essere presente alla vostra serata.
Mi è piaciuta moltissimo, nonostante conoscessi già la storia di Bartali lo spettacolo ha suscitato il mio interesse e quello del pubblico in sala.
Siete riusciti a raccontare le sue gesta sia sportive ma soprattutto quelle umane in maniera forte e coinvolgente.
Grazie anche a compagnie teatrali come la vostra, mi auspico che venga divulgato sempre più questo lato della vita del Ginettaccio che in pochi conoscono.

La parola agli autori:

Giovanni Betto: “Da 9 anni portiamo in giro “La notte” di Elie Wiesel, ma sia io, sia Paolo, stavolta volevamo fare una svolta di 180 gradi: non più parlare del male, bensì volgersi al bene. Nella convinzione che volgere lo sguardo al bene sia più fecondo che concentrarsi sul male. E allora abbiamo cercato una storia, forte, che andasse in quella direzione. E abbiamo incontrato Gino.” Durante gli anni del secondo conflitto mondiale il regime fascista inizia la persecuzione nei confronti degli ebrei italiani e porta l’Italia intera nel buio più nero della guerra. Donne e uomini giusti, tra i quali Gino Bartali tennero viva la compassione umana e in svariati modi traghettarono il paese intero verso un nuovo e lungo periodo di pace.

Paolo Perin: “Dopo anni di spettacolo che parla dell’orrore dei campi di concentramento volevamo affrontare la stessa questione però da un lato diverso, da un lato che mettesse in evidenza la corresponsabilità in tutta questa vicenda del popolo italiano e anche che la analizzasse un po’ dalla parte di coloro che hanno tenuto la speranza accesa: la speranza che si poteva ripartire in un modo diverso per un periodo di pace. E Bartali è
stato uno di questi. Noi pensiamo sia un messaggio che valga anche per adesso che siamo in un periodo un po’ conflittuale, c’è bisogno di gente che non si schieri con le bandiere ma che abbia sempre al centro la compassione tra gli uomini.”

Distribuito da:  www.luisatrevisi.altervista.org

LA GIGIA

Effetti Personali Teatro

 

REGIA:   ANDREA BENEDET
ATTORI: MARINA DE CARLI e SIMONE CARNIELLI

ORGANETTO: ALESSANDRO MARCHETTI

CHITARRE: PAOLO PERIN e ANDREA BENEDET

Lo spettacolo si ispira a un poemetto scritto nel dialetto di San Stino di

Livenza da Romano Pascutto per ricordare la Gigia, una contadina che

affronta la Storia potendo contare solo sulla forza delle sue braccia,

sull'amore per la sua famiglia falcidiata dalle guerre e sulla fiducia cieca in

un Dio lontano, ma che per forza deve esserci da qualche parte.

Sulla scena il racconto vive attraverso il dialogo che attori e pubblico

intrattengono come fra i tavoli di un'osteria, sotto la luce bassa di una

lampadina e con un' ombra de vin in mano.

Dedicato a tutto “il femminile” che parteggia per la vita, che non dispera

mai e guarda il mondo come un tesoro di sorprese belle e brutte fra le quali

si è chiamati a cercare sempre un senso di giustizia e di “bene” .

“Dopo’na presa de macuba e scaieta/ la se cufa, la tira su la

corona,/ghe trema forte la man e, requiem,/i dei frugadi torna a primo gran.”

Effetti Personali non è solo una compagnia teatrale, ma anche un progetto aperto a

molteplici forme artistiche, che fa del teatro l'elemento portante.

Nasce nel 2010 dall'incontro di quattro esperienze differenti, che si sono ritrovate nella

condivisione di un modo comune di intendere il teatro e l'emozione che ne scaturisce.

Da questa radice comune parte il progetto di Un principe, una volpe, una rosa,

liberamente ispirato a Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, con cui il gruppo

debutta e che tuttora viene rappresentato. Ha fatto seguito la produzione del monologo

Una colomba di L. Colavero; di La singular istoria del cavalliero Astolfo di

Messer Ludovico Ariosto raccontata da lui medesmo per diletto, originale

messa in scena dall'Orlando Furioso; e da ultimo Alice & Lewis libero adattamento di

Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol.

LE STREGHE DI LENZAVACCHE

Effetti Personali Teatro


ATTORI: MARIKA ZANCHETTA e SIMONE CARNIELLI

CANTASTORIE: PAOLO PERIN

Il romanzo Le Streghe di Lenzavacche di Simona Lo Iacono, è stato finalista al
Premio Strega 2016.
La riduzione che mettiamo in scena, evidenzia i personaggi ed i temi principali che
con grande semplicità ed efficacia il racconto presenta.

L’emarginazione della donna che fa una scelta di vita non ordinaria ed ha interessi
non convenzionali quali per esempio la letteratura. Lo stigma sociale che nel 1600 la
marchiava come strega, conducendola a morte violenta e negli anni ’30, sotto il
fascismo, la isolava e la rendeva vittima dei pettegolezzi e dell’ignoranza dei
compaesani.

La madre, voce narrante, che ha conosciuto l’amore unico e totale, sottrattole troppo
presto, ma che ancora vive e le dà forza, fede e coraggio.

Un figlio imperfetto, eppure sereno e felice, accolto ed amato da una madre affettuosa
e una nonna che trama e si fa garante di un passato che è sapienza e tradizione. Un
bambino che, nonostante la disabilità, vuole andare a scuola e conquistare lo spazio di
autonomia e determinazione che gli riuscirà di realizzare con le proprie risorse e il
sostegno di persone illuminate.

Un maestro che non si rassegna alla chiusura e all’ottusità di un regime che
assoggetta la scuola ad esigenze di ordine, disciplina e perfezione, che esclude i
deboli, gli originali, i diversi. Che tarpa le ali alla fantasia e alla libertà. Cioè alla vita.
Un maestro che ama le storie, che narra, interpreta e si sporca le mani.

Un farmacista, figura indimenticabile ed efficace di uomo libero e libertino, ma dal
cuore grande e lungimirante, che con affettuosa durezza offrirà a quella strana
famiglia composta da due sole donne e da quell’ unico figlio, la figura maschile e
paterna che le manca. 

Ne risulta un racconto emozionante e commovente, che apre alla speranza e rigenera
fiducia nella vita. Integrato e valorizzato da canzoni originali che accompagnano lo
spettatore in un’atmosfera magica e avvolgente.